Panorama (è visibile la Chiesa di S. Maria delle Grazie)


  

  Ridente paesino dell'Alto Casertano, situato nella propaggine estrema del Matese campano, al confine con il Molise, Capriati al Volturno è il tipico paesino medioevale, cresciuto ai margini del suo castello. Nella parte montuosa del suo territorio, le cui pendici sono rocciose, ha ampi boschi costituiti in prevalenza da lecci, querce, ginestre ed aceri; nel sottobosco troviamo anemoni, viole e ciclamini. Nella zona pianeggiante, limitrofa al Volturno e al Sava, troviamo coltivazioni di cereali, ortaggi, vigneti e frutteti. Nella fascia pedemontana e collinare ci sono uliveti, alcuni secolari, che danno un olio leggero e profumato. Anche la fauna predilige questi luoghi; possiamo trovare, infatti, lepri, cinghiali,tassi, volpi, in collina e nei fitti boschi montani; beccacce, aironi cenerini, germani, nelle zone limitrofe ai fiumi, e negli stessi corsi d'acqua abbondano trote, albarelle, barbi, tinche e anguille.
Probabilmente le origini di Capriati al Volturno sono legate alla costruzione della via Minucia, nel 448 a.C. ad opera del console Tiberio, lungo la quale sorsero dei villaggi. La zona, però, era conosciuta e frequentata sin dai tempi dei sanniti, il cui insediamento era edificato nella cinta fortificata di Mandra Castellone, sul monte Gallo, da cui si poteva controllare la Valle del Volturno. Al periodo sannitico risalgono i resti di alcune sepolture, di cui una contente del vasellame e un bellissimo pugnale di bronzo finemente cesellato. Parecchie sono pure le rovine romane, tra cui le rovine del Ponte Latone, costruito dai romani per attraversare il Volturno e per collegare le città di Aesernia e Allifae. Nei primi secoli del Medioevo, lungo il percorso di questa importante via di comunicazione sorsero gli insediamenti facenti parte di Capriata. La prima notizia certa sul borgo risale all'881, quando Capriata era raccolta in un'area che comprendeva gli insediamenti di S.Giovanni in Coppitelis, di S.Tomeo, di S.Andrea e di S.Maria del Piano, ed apparteneva per metà, alla chiesa di San Pietro di Isernia e per l'altra parte al Monastero di San Vincenzo al Volturno. Nel 979 passò nei possedimenti dei Benedettini di Montecassino nel cui patrimonio rimase fino al 1290; fu in questo periodo, quando le popolazioni locali furono costrette a raggrupparsi in luoghi più sicuri e meglio difendibili da attacchi di invasori, e si trasferirono alle pendici dell'attuale Cesa Iannitti, che cominciò a delinearsi il centro abitato di Capriati. Dal 1290 e fino al 1329, Capriati appartenne alla famiglia Villacublai Sangiorgio;poi passò alla famiglia Capuano e, nel 1390 fu feudo dei Sanfromondo. Nel 1450, insieme a tutta la baronia di Prata, Capriata passò sotto il dominio di Francesco Pandone, conte di Venafro. Fu feudo della famiglia Lannoi dal 1528 fino al XVII secolo, quando fu assegnata ai Carafa. Da questo momento si cominciò a costruire fuori le mura e a quel periodo risale anche la Chiesa di S. Maria delle Grazie. A metà del XVII secolo la Baronia di Capriati fu venduta a Francesco II Gaetani d'Aragona, quarto duca di Laurenzana. ed il possesso di questa famiglia durò fino al 1806 quando ci fu l'abolizione della feudalità. L'antico nome Capriata rimase fino al 1863, quando divenne ufficialmente Capriati al Volturno. Le vicende del paese dopo l'unità d'Italia sono state caratterizzate dalla miseria e da fenomeni di emigrazione massiccia verso l'America e i paesi del centro Europa. Nel 1927, quando fu eliminata la provincia di Caserta, Capriati al Volturno fu aggregata alla provincia di Campobasso, ritornando ad essere Casertana, quando questa fu ripristinata dopo la seconda guerra mondiale. Dagli anni sessanta ad oggi il paese ha avuto un notevole incremento edilizio ma, riuscendo a coniugare il vecchio con il nuovo, ha configurato un paesaggio dove forme e colori si inseriscono armoniosamente nell'ambiente circostante.
  Le attività economiche principali sono legate alla numerose aziende agricole sia nella zona pianeggiante, limitrofa al Volturno e al Sava, che nella fascia collinare e pedemontana. Un ruolo importante è dato dalla pastorizia. La cittadina è dotata di moderni e attrezzati impianti sportivi con un campo di calcio, un campo da tennis, un campo polivalente per il basket, la pallavolo ed il calcetto, una pista d'atletica.
  Di notevole interesse artistico sono:
- il Ponte Latone, di cui restano solo due pilastri in discreto stato di conservazione e una cappella annessa risalente però ad un periodo successivo.
- il borgo medievale ed il castello;
- la
Chiesa Santa Maria delle Grazie;
- la Cinta Fortificata in località Sterpaia;
- la Cappella di Santa Maria del Piano era forse in origine una antica basilica longobarda dell'VIII secolo, costruita sulle rovine di un tempio romano. La cappella conserva un interessante ciclo di affreschi risalenti al XIV secolo; nella cappellina vi è una trecentesca Madonna col bimbo ed un martire che regge un cartiglio con una scritta gotica.
- i Ruderi del Convento di San Tomeo formati da un campanile ed una piccola cappella;
- il Palazzo Pandone di origine quattrocentesca, presenta una porta gotica con lo stemma dei Pandone ed un portale sovrastato da un bel fastigio gotico catalano
  Di notevole interesse paesaggistico sono:
- il Pianellone; la Crocella; il Monte Castellone; il Cantagallo;
- l'Oasi WWF 'Le Mortine'
  Fra gli eventi vi sono numerosi appuntamenti con le tradizioni e il folklore locali:
- il Carnevale capriatese martedì grasso;
- i falò di Pasqua in piazza Roma e fuochi dell'ottava nei diversi rioni;
- la festa popolare del 1° Maggio sul Monte Procella;
- la festa in onore di S. Rocco dal 14 al 18 Agosto;
- le Processioni serali del Corpus Domini e dell'Assunta il 15 Agosto;
- la sagra del vino;
- la sagra dei ceci e tagliariegli il 5 Dicembre.
  Borgo medioevale
  Costruito in posizione strategica su un costone di roccia e dominato dalla massiccia mole del Castello, era controllato dalle altre roccaforti dei dintorni e dalle torri di avvistamento dei paesi appartenenti alla baronia di Prata. Qui le truppe del Re Ferdinando I d'Aragona assediarono, nel 1459, Galeazzo Pandone. Il centro abitato è racchiuso da una doppia cinta di mura di cui quella interna, delimita un piccolo nucleo di abitazioni e quella esterna, molto elevata, aveva lo scopo di evitare che in caso di attacco i nemici potessero scavalcare. Qui è possibile scorgere il portale d'ingresso dell'antica chiesa parrocchiale. Fuori le mura un ponte sul fiume Lete permette di raggiungere strade a mezza costa per Ailano, Valle Agricola e Alife. Entrando nel borgo da porta Lete si comprende che il criterio con il quale è stato costruito era quello della difesa. Due case torri più elevate rispetto alle altre nelle quali abitavano le famiglie più importanti. Si incontra la chiesa di Santa Maria delle Grazie, costituita da una sola navata, che conserva sulla facciata un portale romanico gotico, in pietra locale e con arco a sesto acuto, un rosone in tufo grigio circondato da un fregio Longobardo e un campanile sul lato sinistro. L'interno, danneggiato da cattivi restauri, conserva un Battesimo del Redentore, tempera su legno della fine del XV secolo e una Madonna delle Grazie, olio su tela molto sciupato di un ignoto artista della scuola napoletana del XVII secolo.
  Chiesa di S.Maria delle Grazie
 Risalente ai principi del XVIII secolo la Chiesa di Santa Maria delle Grazie fu costruita vicino alla Porta bassa, per sostituire l'antica chiesa ubicata nella corte del castello, dove ancora oggi è visibile il suo portale d'ingresso. A navata unica con quattro cappelloni di sfondo, già nel 1730 necessitava di restauri. Assai propizia fu una visita occasionale di Carlo III di Borbone che, avendo constatato il degrado in cui si trovava, e, esaudendo la preghiera dei cittadini, decise di restaurarla a sue spese; la navata fu allargata con l'abolizione dei 4 cappelloni laterali e furono fatte tutte le decorazioni in stucco. Il Re, poi, nel 1745, donò alla Chiesa la bella tela di scuola napoletana del XVIII secolo che sovrasta l'altare maggiore e raffigura la Vergine delle Grazie circondata da angeli e puttini, S. Nicola con i tre fanciulli e il servo Adeodato, S. Giuseppe e S. Antonio. Accanto alla chiesa vi sono un antico sepolcreto, che, nel 1970, è stato trasformato in salone e collegato al piano superiore e il campanile che, negli stessi lavori di restauro, è stato ricostruito e sopraelevato di circa 7 metri, e presenta, in alto , ben visibile, un antico orologio pubblico.






Panorama









Il Volturno






S. Maria del Piano






Oasi le Mortine






Una torre






Chiesa di S. Maria delle Grazie