Immagini del castello


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  Posta in una posizione panoramica eccellente, ad una altezza di 247 metri, Gioia Sannitica si adagia a mezza costa sulle pendici del Monte Erbano e del Monte Monaco, a volte innevati. Delizioso paesino, è dominato da un irto dirupo di 561 metri, su cui sono situati i ruderi di un antico Castello di origine Normanna. Attraversato dall'antica strada Sannitica che collega Telese con Piedimonte Matese, il territorio comunale di Gioia può essere suddiviso in una zona montuosa a Nord, ed in una zona piuttosto pianeggiante a Sud, attraversata dal fiume volturno. Qui, alle pendici dei due monti, si è sviluppato l'agglomerato urbano, caratterizzato da diversi nuclei abitativi collocati a differente altitudine e costituiti da case rurali disposte intorno a piccole chiese.
  La parte antica del paese presenta stradine strette la cui architettura è di tipo barocco e vi sono molte abitazioni con portoncini ad arco a tutto sesto. Tutti gli insediamenti sono dominati dalla mole del Castello, che si erge all'imbocco della valle che delimita il Monte Erbano ed il Monte Monaco. Rigogliosi pascoli ed una ricca fauna domestica e selvatica caratterizzano i bellissimi pianori di Campo del Monaco e Piana delle Pesche.
Non ci sono notizie certe sulla nascita di Gioia Sannitica, ma si pensa che abbia delle radici molto antiche e che derivi da un tempio detto Ara Jani, dedicato a Giano. Il territorio era abitato dai Sanniti, in case sparse nella campagna, che, in caso di pericolo, si rifugiavano in luoghi forniti di mura fortificate.
  Il tempio fu distrutto all'epoca delle guerre Sannitiche; i pochi superstiti si dispersero in vari luoghi e solo una parte di essi ritornò dove era costruito il tempio. Sulle sue rovine costruirono nuove abitazioni raggruppate in un piccolo paese che chiamarono Rignano e, poco lontano, Rignanello. Queste due località erano però collocate in zone basse e malsane, per cui gli abitanti si spostarono successivamente nella zona collinare più salubre che, dal nome del dio Giano, chiamarono Gioia.
  Con la caduta dell'Impero romano si susseguirono le invasioni dei Longobardi prima, e, poi, dei Franchi; al periodo Longobardo viene fatta risalire la venerazione del santo protettore di Gioia Sannitica, S. Michele Arcangelo, venerato in grotte o chiese rupestri, una delle quali è ancora oggi esistente nella frazione Curti. Con l'arrivo dei Normanni, Gioia divenne una baronia e, su di una altura che sovrasta il paese, fu edificato il Castello che ebbe il compito di difesa dalle scorrerie e dalle rappresaglie dei signori vicini, e divenne luogo di rifugio degli abitanti durante i saccheggi dei Saraceni.
  Nel XVI secolo, a causa di una terribile epidemia di peste, il castello fu abbandonato. Il quel periodo il feudo di Gioia apparteneva ad Ugo Villalumo, un cavaliere spagnolo che, nel 1532, lo ebbe in dono da Carlo V come ricompensa del valore dimostrato nella battaglia di Pavia. Si racconta, che Villalumo amasse una bella fanciulla di nome Erbanina che, in segreto, confezionava filtri e pozioni magiche; scopertala mentre si ungeva con grasso di cadavere, il nobiluomo invocò S. Michele, e la janara, cioè la strega, precipitò giù dalla torre: il suo ululare si sentì in tutta la contrada per oltre un mese, per poi scomparire lasciando il suo nome al vicino monte Erbano.
  Nel 1534 Ugo Villalumo vendette il feudo con il Castello, per 5000 Ducati, al duca Gabriele Barone, Presidente della Camera Sommaria.
  Il territorio succedette per quattro generazioni ai Barone e l'ultimo di essi, nel 1643, vendette i suoi diritti ad Alfonso II Gaetani d'Aragona. A quell' epoca Gioia era un fiorente centro, capace di avere una fiera commerciale.
  Durante il periodo borbonico, nel 1857, fu costruita la strada Sannitica che collegava Piedimonte con Telese; questo nuovo percorso viario fece estendere le case verso l'attuale zona del Municipio e diede importanza alla contrada Taverna, dove si fermavano i cavalli della posta, che diventò un luogo dove i viandanti potevano cambiare i cavalli e rifocillarsi.
  Con l'Unità d'Italia, il 12 Ottobre 1862 il Re Vittorio Emanuele II aggiunse al nome Gioia il connotativo Sannitica. Nel 1873 fu fondata una piccola Cassa di Depositi e Prestiti.
  Durante la II guerra mondiale l'intera zona fu teatro di episodi che caratterizzarono la campagna militare del Medio-Volturno
  Nel Settembre del 1943, un reparto di soldati tedeschi si accampò nel territorio di Gioia Sannitica.
  All'inizio di Ottobre giunsero anche le SS tedesche, Gioia fu occupata e la popolazione fuggì in montagna.
  Tra il 12 ed il 17 Ottobre, mentre si svolgeva la battaglia del Volturno, i guastatori tedeschi, per impedire l'avanzata degli Americani, incendiarono il Municipio e numerose abitazioni, e danneggiarono gravemente le chiese di S.Pietro e di Santa Maria della Libera; infine distrussero 11 piccoli ponti che collegavano alcune vie comunali. Dì lì a qualche ora giunse la Quarantacinquesima Divisione Americana che, dopo la liberazione di Gioia Sannitica, si diresse verso Piedimonte.
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Agriturismo Matese




L'entrata del castello








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