Il territorio di Letino, ridente paesino montano del Massiccio del Matese, aggrappato ad un colle esposto al sole che tempera l'aria tagliente dei suoi oltre mille metri di altitudine, presenta un paesaggio molto vario e suggestivo, che offre aspetti interessanti per ogni esigenza, grazie ai prati verdi ed ai boschi. Splendido il colpo d'occhio sul lago e sulle pendici montane. Non ci sono notizie certe sulla nascita dell'agglomerato urbano, ma sembra che il paese fu fondato da pastori romani e abruzzesi che portavano le greggi al pascolo estivo sul Monte Prece, e che vi sarebbero rimasti anche nei periodi invernali. Essi, in un primo tempo, si stabilirono attorno alla chiesa di Santa Maria dell'Arco, per poi raccogliersi a San Pietro, da cui poi si trasferirono verso l'attuale Letino. Il castello fu costruito durante il periodo delle invasioni dei Saraceni e dei Normanni, tra il IX e il X secolo e divenne baronia e possedimento di vari feudatari; nel Medioevo appartenne ai Rainone di Prata, successivamente, nel 1168, per volontà di Papa Alessandro III, fu concesso in feudo alla Badessa di San Vittorino di Benevento. Dal 1329, e fino alla prima metà del sec. XVI, Letino divenne feudo della Baronia di Prata. Nel 1770 giunse in mano alla famiglia Carbonelli che mantenne il suo possesso fino al 1806, quando, con l'arrivo delle armate napoleoniche, furono aboliti i diritti feudali. Con la Restaurazione, Ferdinando I di Borbone rifondò il nuovo distretto di Piedimonte, e Letino fece parte, insieme a Ciorlano, Pratella, Fossaceca, Gallo e Prata, del Mandamento di Capriati al Volturno fino al 1926, quando poi quest'ultimo venne unito alla provincia di Campobasso. Alcuni fatti importanti nella storia di Letino sono il Brigantaggio postunitario e il movimento anarchico di Cafiero e Malatesta. Il primo interessò il paese per circa dieci anni in una lotta fatta di scontri, ricatti e rapine; il secondo, sviluppatosi nel 1877, aveva scelto il Matese come scenario per diffondere le sue idee rivoluzionarie; questo fece diventare il paese teatro di una vasta operazione militare messa in atto dal Governo del Regno d'Italia. Il movimento si risolse poi con l'arresto di tutti i componenti. Altro episodio significativo avvenne intorno al 1943 durante l'occupazione tedesca con la fucilazione di alcuni giovani. Di notevole interesse artistico sono: - Le mura poligonali, erette in cima alle "Preci", e costituite da massi grezzi o leggermente lavorati in roccia calcarea, sovrapposti senza alcun legame che sono i resti di insediamenti umani del periodo neolitico; - il Castello di Letino , costruito tra il IX e X secolo con lo scopo di ospitare una piccola guarnigione di soldati destinata a sorvegliare e vigilare il Matese da eventuali scorrerie, presenta una struttura quadrangolare articolata su cinque torri a sezione circolare, con il lato maggiore lungo circa 90 metri e con il lato minore di circa 40; - la Chiesa di Santa Maria al Castello che presenta un portale in pietra scolpita con altari di varie epoche dal XVII al XVIII secolo; in essa sono inoltre custodite preziose opere d'arte come un'acquasantiera in onice. Fra gli eventi si ricordano: - la Sagra del formaggio la I domenica di Agosto; - il Ferragosto letinese dal I al 31 agosto; - la festa di San Giovanni Battista la prima domenica di Settembre. Fra i prodotti tipici ricordiamo insaccati e formaggio pecorino. Di notevole interesse paesaggistico sono i boschi di alto fusto di faggio, estesi per 900 ettari circa, dove sono presenti il lupo, il cinghiale, la volpe ed il falco. Fra le aree boschive ricordiamo: - il Campo le Fosse; Coppari; Campo Ruzzo, con 3 ettari di abete rosso; Rio Torto; Pezza la Stella con i suoi 3 ettari di abete rosso; Monte Soglio; Capolete; Monte Cappello; Calannella; Le Selve; Costa; Pietra Penta ricca di pini neri, ontani napoletani e cedri; Monte Pignatello con un rimboschimento di 31 ettari, effettuato con pino nero, cedro ed ontano napoletano; Monte Castello con i suoi 14 ettari di pino nero; Monte Rotondo con i suoi 4 ettari di abete rosso. Il Lago di Letino Di notevole importanza e d'altrettanta bellezza naturale è il lago di Letino, realizzato dalla Società Meridionale di Elettricità per alimentare la centrale di Prata Sannita, costruita nel 1911. Prima che fosse costruita l'alta diga il fiume si inabissava nel profondo e straordinario inghiottitoio del Caùto e, durante la primavera, le sue acque formavano un vasto lago che straripava, come una cascata, nell'erta e sassosa Valle delle Ravi. Le sue acque ospitano trote, tinche, persici e anguille. Tutto l'anno, ma soprattutto nei periodi estivi, sono presenti numerosi uccelli acquatici, come marzaiole, germani reali, folaghe. Il Fiume Lete Anticamente Ete, nasce nella pianura delle Secene e il suo nome, nel senso figurato, è il leggendario fiume infernale le cui acque avevano l'effetto di produrre l'oblio della vita passata. Esso sbocca a quota 1028 m e ad una temperatura di 8°C; riceve svariati affluenti, sia da sinistra che da destra, ed alla fine del suo tratto fluviale, accoglie le sorgenti della Cannella e degli Maculi, che pare abbiano proprietà terapeutiche. Oltre a bonificare la campagna, il Lete è anche meta preferita dei pescatori e delle donne di Letino, che utilizzano le sue acque per rendere bianchi e morbidi i "manti di pecora" appena tosate. Si racconta che, in tempi antichi, per la mancanza di ponti, il fiume era traghettato a guado o sopra i classici "passaturi" sparsi un po' dovunque, e dei quali, oggi, ne restano solo pochi esemplari, sostituiti dai moderni cavalcavia. Le Grotte del Lete Per giungere alle Grotte del Lete si segue una mulattiera che parte dalla Chiesa di S. Maria delle Grazie. Situate a ridosso della Diga del Lago di Letino, su due piani paralleli distanti mediamente 90 metri l'uno dall'altro, esse sono di indescrivibile bellezza, con giochi di stalattiti e stalagmiti. La galleria superiore si incunea nella montagna e presenta folta vegetazione e molte piccole cascate del fiume che precipita verso la Valle del Volturno. Quella inferiore è scavata nella roccia dalle acque del Lete. Le grotte non sono ancora attrezzate in modo adeguato, e per la loro visita è oggi necessario servirsi di scale e di corde e farsi accompagnare da una guida. Gli splendidi fenomeni naturali di queste cavità carsiche, stalattiti, stalagmiti, marmitte, concrezioni varie, ripagano però ampiamente della fatica, l'escursionista avventuroso. La fauna della caverna annovera, oltre agi abitanti naturali di grotte e caverne, un crostaceo acquatico bianco e privo di occhi, ed è particolarmente frequente l'avvistamento di una farfalla dagli occhi fosforescenti.
Scultura di Luigi Stocchetti Costume tipico Il castello di Letino Ornamenti Il lago di Letino Il fiume Lete